mercoledì 4 aprile 2012

A volte ritorno

Lo so, non dirmi niente, lo so....
Ma intanto qualcosa ho concluso, giuro.
Il secondo romanzo è uscito il 15 febbraio, per esempio.
Apocalypse kebab, che ho firmato come J. Tangerine, è nei peggiori bar di Praga, e nelle patrie librerie.
Qui il booktrailer.
Qui il primo capitolo.
E qui tutto quello che avresti voluto chiedere sui perchè e percome del libro. :D
Ovviamente, questa casetta è aperta a commenti/critche/insulti anche a questo romanzo.
Il buon proponimento di finire SD c'è tutto, ora. E lo finirò. Lo giuro sulla testa di Renzo Bossi. ma nel frattempo ho incicciato il blogroll con gli indirizzi di amici che hanno cose interessanti da dire. Andate a vedere.

domenica 31 luglio 2011

ANNUNCIAZIONE ANNUNCIAZIONE!!!!!!!!!!

A chi mi ha accusa di essere diventata fancazzista!!!!
Vabbè, ha ragione...
...ma non del tutto. Ecco le prove.
Mi sono clonata nel personaggio di J. Tangerine e con esso firmo il secondo romanzo, Apocapypse kebab, in uscita il prossimo autunno. Per la data precisa, restate su questi schermi.
Qui una cicciosa anteprima.
Al solito, giudizi & insulti sono supergraditi.

J. Tangerine
Apocalypse kebab

venerdì 15 aprile 2011

Capitolo 18

Mr Cold getta l'iPhone sul tavolino di mogano e sprofonda nel divano, sbuffando. Niente, di quello stramaledettissimo vampiro, Ivan, ancora nessuna traccia. È ridicolo, pensa allentando il nodo della cravatta e slacciando il primo bottone. Assolutamente ridicolo. Gli ha messo dietro praticamente tutte le risorse legali e illegali della Baltar e ancora niente!

Senza sollevare la testa fa un cenno cui Tom, il suo assistente, reagisce quasi automaticamente, portandosi alla parete bar del salone per versargli nel tumbler le solite due dita di Glenfiddich invecchiato ventun anni.

Cold lo afferra svogliatamente e prende il primo sorso. È proprio di umore pessimo, stasera ha davvero bisogno di rilassarsi.

Per l'appunto, il citofono interno suona e Tom annuncia:

«Sono arrivate le ragazze, signore.»

«Falle salire.»

Che è anche il suo modo di dirgli di levarsi di mezzo. E Tom, bravo cagnolino ubbidiente e addestrato, si volatilizza lasciando socchiusa la porta. Lui vuota il bicchiere e si augura che davvero l'agenzia gli abbia mandato roba speciale: non ne può più delle solite modelline dalle tette di plastica e dalle facce tutte uguali. Ha proprio voglia di figa esotica, stasera.

Alle sue spalle, la porta si richiude con un clik.

«Accomodatevi dolcezze. Fatevi dare un'occhiata.»

«Buonasera, tesoro

La sua reazione alla voce inequivocabilmente maschile sarebbe afferrare il citofono e chiamare le guardie del corpo che presidiano h24 l'accesso al suo ascensore privato. Oppure lanciarsi verso la teca di cristallo e impugnare una qualsiasi delle armi della sua collezione, dalla Walther P99 AS alla SIG-Sauer Pro SP 2022, o magari una delle autentiche spade medievali francesi usate durante la Guerra dei Cent'anni come una delle katane del Sedicesimo e Diciassettesimo secolo acquistate da Christie's in quindici anni. Oppure, semplicemente, urlare.

Ma non gli riesce nessuna di queste cose, perché il proprietario della voce lo inchioda al divano schiacciandogli una mano sul petto e l'altra sulla bocca, con tanta forza che il labbro si spacca contro gli incisivi.

«Un solo movimento, un fiato, e ti spezzo il collo» lo avvisa l'uomo. E lui non ne dubita un solo istante perchè lo ha riconosciuto immediatamente benchè in precedenza lo avesse visto solo in foto. Ivan, Gesù cristo, Ivan!

«Xavier, controlla le altre stanze» ordina il vampiro a un altro tizio, un ragazzo magro e pallido che non sembra per niente contento di essere lì. E tuttavia obbedisce, muovendosi per ispezionare l'appartamento, mentre la pressione sulla faccia non diminuisce neanche un po' e l'altra mano del vampiro si muove per cercargli addosso armi.

Finito il sopralluogo, il ragazzo rientra nel salone e resta in piedi, leggermente scostato, mentre Ivan torna a rivolgere a lui tutta la sua attenzione.

«Sai chi sono, vero?»

La testa di Cold fa su e giù.

«Bravo. Ora ti tolgo la mano dalla bocca. Un sospiro di troppo e ti apro la gola da un orecchio all'altro, hai capito?» sibila mettendo ben in mostra le zanne.

Cold annuisce ancora.

Ivan lo lascia e resta a guardarlo da sopra con aria vagamente schifata. «Sono venuto a farti un regalo, Cold.»

Per il semplice modo in cui pronuncia il suo nome, lui sente gli sfinteri sul punto di cedere.

«Non servirebbe» bela. «Uccidermi. Non fermerebbe la ricerca.»

«Vero, però mi allieterebbe la giornata» ribatte l'altro con un sorriso che è un'altra durissima torsione ai suoi intestini.

«Invece sono proprio venuto a farti un regalo» riattacca il vampiro. Infila la mano nel cappotto e lancia qualcosa a Cold, che d'istinto l'afferra. È un sacchetto di plastica trasparente contenente ghiaccio secco e una provetta.

«Cos'è?» fa lui, rialzando la testa.

«Sperma di vampiro» risponde l'altro.

Cold sa di avere ora un'espressione persa, oltre che terrorizzata.

«Provateci, tu e i tuoi genetisti» riattacca. «Provateci a inseminare un ovulo umano con questo e con qualunque altro seme di vampiro. La fecondazione non avviene e non avverrà mai.»

Cold resta zitto. È ancora spaventato a morte ma il suo cervello ha già iniziato a valutare.

«Sono millenni che ci accoppiamo con le umane e non è accaduto mai. Hai capito? Mai.»

Cold stringe il sacchetto. Se fosse vero, allora...

«Contattate un altro coven, uno qualunque. Offrite al dominus soldi o armi e in cambio chiedetegli se ciò che dico è vero.»

No cazzo, pensa, non è possibile.

«Ludwig vi ha fregati. Vi ha sventolato sotto il naso ciò che desideravate fosse vero infarcendolo di tanti particolari ghiotti e avete abboccato.»

«Ma, i campioni, il sangue....» balbetta.

«Semplice sangue di vampiro, immune alle malattie umane ma non innestabile nel patrimonio genetico umano» taglia corto l'altro.

La mano di Cold stringe con più forza l'involucro. Se è vero, se è vero...

«Quanto avete già speso per sintetizzare la Morte Rossa? E per la sua cura?» insinua. «Quanto avete investito perché Ludwig possa diventare il dominus di tutti i vampiri del pianeta?»

Una nuova, diversa paura ora sta pompando il sangue di Cold. Se è vero, dovrà presentarsi al Presidente...

«Hai, vediamo» lo informa l'altro consultando l'orologio, «mezz'ora prima che lo sperma si deteriori. Ti consiglio di non sprecarla cercando me, sei ancora in tempo per fermare la più disastrosa operazione della Baltar.»

Gli si allontana di qualche passo, prendendo con sé il suo iPhone. Afferra il citofono e strappa il filo. «Noi ce ne andiamo. Scegli con cura le tue opzioni.» Fa un gesto e il ragazzo gli si avvicina. Apre la porta e scompaiono.

Cold resta ancora alcuni secondi inchiodato al divano.


La fuga dal palazzo di Cold è stata semplice, anche più semplice del previsto. C'è stato un inseguimento, ma i due vampiri hanno seminato gli uomini della security scivolando in un obsoleto e ormai dimenticato condotto idrico. I vantaggi di una memoria antica, pensa Ivan mentre sbuca all'aria aperta, nella notte, tra le ombre di una strada deserta.

Xavier è due passi dietro di lui. Non ha ancora detto una parola. Cammina a testa bassa con lo sguardo fisso davanti a sé.

A Ivan sembra di avere un macigno conficcato nel petto.

Finalmente si decide. Inspira, si volta e gli chiede:

«La registrazione è chiara?»

L'altro lo guarda di sfuggita, poi estrae dalla tasca il lettore mp3, mette le cuffie e ascolta per qualche momento.

«Perfetta» dice asciutto, riponendolo. Non rallenta e non alza la testa.

No, così non va, pensa Ivan. Si volta e lo fronteggia. «Xavier, ascoltami...»

«Posso andarmene adesso?» lo interrompe, gli occhi sempre ancorati all'asfalto.

«Perché non...»

«Voglio andare via» afferma.

Il macigno è diventato un coltello. «Naturalmente» risponde a voce molto bassa. «Ti chiedo perdono se ti ho costretto a seguirmi.» Maledizione, pensa, mentre il coltello gira e scava. Ho rovinato tutto.

Gli occhi di Xavier scattano su di lui. «Perché non lo dici, eh? Dillo!»

«Cosa?»

«Che sono un idiota. Che non ho capito niente. Che Ludwig mi ha manovrato come un burattino e io...»

Non ce la fa. Non dovrebbe ma cerca di abbracciarlo, sentendo immediatamente l'altro divincolarsi. Lo lascia.

«No! Non la voglio la tua pietà» ora grida. «Non sono alla tua altezza, non lo sarò mai. Tu sei... tu, e io sono questo» fa, allargando le braccia. «Perciò finiamola qui, va bene? Risolviamo questa cosa e poi ognuno per la sua strada!»

La reazione lo lascia allibito. «Xavier, sono io che devo implorare il tuo perdono. Ho commessi molti errori, ho dubitato di te e...»

Un movimento qualche metro più in là lo interrompe. Hanno attirato l'attenzione di un passante.

Prende il ragazzo per un braccio e lo trascina via tirandoselo dietro per due isolati, incurante delle sue proteste, verso il parcheggio sotterraneo dove hanno lasciato l'auto. Scendono le scale e finalmente si fermano nello spiazzo deserto. La loro è l'unica macchina rimasta.

«La smetti di trattarmi come un sacco di patate?» sbotta Xavier quando si decide a mollargli il braccio.

È arruffato, sporco di fango e incavolato nero. A Ivan ricorda un gattino, e gli scappa da ridere.

«Ecco bravo, prendimi pure per il culo» bofonchia l'altro, ora più avvilito che arrabbiato. Si rassetta i vestiti con gesti nervosi, come a farsi coraggio.

«Davvero, finiamola qua» riprende, calmo. «Tu mi hai aperto gli occhi mostrandomi chi è davvero Ludwig» e qui la sua voce si incrina, ma solo per un istante. «E io di questo ti sono grato. Perciò sistemiamo le cose e poi ognuno per sé.»

Ivan gli si avvicina di un passo, valutando bene le parole da dirgli, perché non può più sbagliare. «Ascoltami, so esattamente cosa stai provando. Ludwig ti ha concesso il dono oscuro e ti ha istruito e tu per questo lo ami ancora. Ma devi capire che se lo lasciamo fare ci distruggerà tutti, senza un attimo di esitazione.»

Stavolta gli occhi del ragazzo si riempiono di lacrime. Scuote la testa ma non riesce a ricacciarle indietro. «Lo so» mormora. «Lo capisco ma è difficile. E poi ora resterò solo perché è chiaro che tu non puoi stare con un idiota insignificante come me e quindi...»

Emette un grido strozzato quando Ivan lo solleva di peso per deporlo senza troppa grazia di schiena sul cofano della macchina, infilandosi tra le sue ginocchia.

«Evidentemente non sono stato chiaro» ringhia Ivan snudando le zanne, guardando l'altro negli occhi dilatati. «Tu ora appartieni a me.»

Xavier non si dibatte e non protesta. Resta immobile a fissarlo. «Ivan, io...»

«Tu cosa?» fa lui, piegandosi in avanti e afferrandolo per il bavero del giaccone. «Cosa vuoi dirmi piccolo Xavier? Vuoi che ti lasci andare?»

«No» è la risposta appena sussurrata. «No, ti prego no.»

Ivan spinge coi fianchi e sente che il suo piccolo vampiro è esattamente nella condizione di spirito in cui lo voleva. Sorride compiaciuto, e preme ancora per torturarlo un po'.

«Pensavo di farlo con calma, in un letto comodo» gli sussurra, «ma se devo dimostrarti a chi appartieni posso benissimo prenderti qui e subito.»

Il gemito del ragazzo è una risposta sufficiente. Ivan si china ancora per sfiorargli le labbra con un bacio delicato. «Tu non sei solo. Ci sono io con te, e non ti abbandonerò.»

Poi si raddrizza, perché sta rischiando davvero di strappargli i vestiti e prenderlo sul quel cofano. Anche Xavier si tira su a sedere e lo abbraccia.

«Ti prego Ivan...»

«Shhh. Andrà tutto bene» lo zittisce. «Ci sono io con te.»

Si baciano di nuovo, finché staccarsi è l'unica soluzione per non perdere il controllo. Ivan indietreggia e lascia che Xavier salti giù. Ma è un istante perchè se lo ritrova di nuovo tra le braccia.

«Cosa vuoi che faccia?» gli domanda il ragazzo con la faccia premuta sul suo petto.

«Torna al coven e spiega agli altri cosa sta accadendo. Fa' ascoltare loro la registrazione e convinci Alexander a convocare un consiglio straordinario. Chiamate gli altri coven se necessario ma non trovatevi in svantaggio contro Ludwig e i suoi complici.»

Xavier annuisce. «Va bene. Farò tutto quello che vuoi, ma tu? Che intenzioni hai?» domanda senza saper nascondere l'apprensione.

«Ti raggiungerò presto, devo solo fare un'ultima cosa.»

Xavier solleva gli occhi su di lui, neri e lucidissimi. «Ivan ti prego.»

«Solo un ultima cosa» assicura, «un giro di perlustrazione, nient'altro, e tornerò da te. Te lo prometto.»

Xavier si scioglie dall'abbraccio e indietreggia. A Ivan sembra di avere di colpo freddo.

«Io ti aspetterò» afferma con voce bassa ma ferma. «Torna presto perchè io ti aspetto.»

Indietreggia ancora di tre passi, poi si volta e cammina verso l'uscita del parcheggio, voltandosi altre due volte.

giovedì 14 aprile 2011

Capitolo 17

C'è molta pace. La città, col suo frastuono e le onnipresenti luci artificiali, sembra incapace di insinuarsi tra le maglie della vegetazione sempreverde, che leva al cielo stellato le braccia nodose. Il suolo sotto le sue scarpe crepita appena quando appoggia la schiena a un albero e pochi metri più in basso la strada, stretta cicatrice di asfalto tra la falange compatta degli alberi, curva silenziosa e scura.

Lui osserva, in attesa, le armi un peso confortante contro il corpo, il cuore che batte lento, pronto a un nuovo scontro, lento e calmo, finché non appare il primo bagliore di due fari lontani e poi il rombo attutito di un motore.

Osserva l'auto avvicinarsi. Con tre passi scende verso la strada e si guarda intorno.

L'auto rallenta e si ferma sul ciglio a motore acceso. È un'auto sportiva, nera, molto vistosa.

Resta nascosto tra gli alberi e guarda la donna al volante aspettarlo con una mano stretta al volante e l'altra abbassata, presumibilmente ad afferrare a un'arma. Un sorriso compiaciuto gli curva le labbra.

Si avvicina all'auto. Il finestrino si abbassa.

«Che razza di posto» fa la donna, storcendo la bocca, «quasi spaccavo un semiasse.»

Lui scoppia a ridere. «Mi sei mancata Amber, amica mia.»

Lei ricambia il sorriso e anche l'altra mano si posa sul volante. «Anche tu, mio bel fanylyn. Quasi temevo non mi avresti più chiamata.»

«Ho avuto un po' da fare» replica lui. Accenna all'auto. «Posso?»

«Naturalmente» dice lei, facendo scattare la sicura.

Ivan sale sull'auto, che riparte immediatamente.

«Dove?» chiede Amber.

«Fa' inversione, poi ti dico.»

«Sempre sospettoso» commenta la vampira. Scala di marcia e con un ringhio di freni e pneumatici, la macchina ruota di centottanta gradi e riprende la sua corsa. «Cosa hai scoperto?» domanda senza girarsi a guardarlo.

«Solo un minuto, ora gira a destra.»

Imboccano una stradina sterrata che a sua volta sfocia in una viuzza cieca, terminante con un cancello di ferro e un giardino che sembra aver urgente bisogno di potatura.

Lasciano la macchina sotto il salice e Ivan apre la porta blindata.

«Accomodati» le dice facendosi da parte.

La casa è fredda e buia, ma questo non è certo un problema per due vampiri.

La donna si guarda intorno. «Da quanto ti nascondi in questo buco?»

«Qualche giorno» spiega lui facendo strada.

Entrano nella grande cucina col camino e gli utensili da cucina appesi alle pareti. Amber ovviamente nota i 3 bicchieri nel lavandino. «Ti sei fatto dei nuovi amici?»

«È una storia complicata» sospira lui.

«E io ho un sacco di tempo» replica lei sedendosi e accavallando le gambe, esibendosi nella più ostinata delle sue espressioni.

«Va bene» fa lui, appoggiandosi con la schiena alla cucina, le braccia incrociate al petto. «In fondo sono io che ti ho chiamata.»

«Appunto.»

«Il coven sterminato un mese fa dalla Morte Rossa, ricordi? Ci sembrava impossibile che fosse tornata, invece è vero. Ma non è questo il punto.»

La donna raddrizza le spalle ma non dice una parola.

«Il punto è...» riprende lui. Va bene, facciamola finita. «Il punto non è tanto il cosa ma è il come. Attraverso un diverso veicolo di trasmissione.»

«Va' avanti» stavolta lo incalza.

«Il veicolo sono... io» confessa. «Nel mio sangue. Il mio sangue contiene il batterio e anche la cura. Suppongo di essere una sorta di portatore sano.»

Gli occhi di Amber sono sbarrati. Finalmente ti ho lasciata senza parole, vorrebbe prenderla in giro.

«Ipotizzo sia accaduto al momento della mia trasformazione, quando stavo morendo di peste e ricevetti il dono oscuro» continua lui. «Ma neanche questo è il peggio. Il peggio è che i Debellanti lo sanno e mi stanno dando la caccia. Credo mi considerino il loro Enola Gay» conclude con un sorriso per niente allegro. Adesso andrà via, pensa, e sarò completamente solo.

Amber si alza in piedi. «Non puoi esserne certo.»

«Lo sono assai più di quanto vorrei.»

Lei non si allontana disgustata. Anzi, gli si avvicina di un passo. «Chi altri lo sa?»

«Di certo la casa farmaceutica che sta conducendo le ricerche, la Baltar, e Ludwig, ma non ne ho le prove.»

«Ludwig?» ripete sbalordita. «Ma perché...?»

«Neanch'io lo credevo capace di tanto» riprende lui. «Eppure ha sguinzagliato l'intero coven per ritrovarmi.»

«Vero.» Lo fissa per alcuni secondi. «Che c'è, hai ricevuto qualche visita particolare?»

Ivan scoppia a ridere. È come essere trasparente, pensa. «Xavier» ammette.

«Il piccolo, strisciante Xavier» sussurra lei avvicinandosi finché le loro gambe si sfiorano. «E ha affrontato la foresta di notte per riportarti all'ovile? Notevole!»

Ivan inspira forte l'odore della donna. La sua più vecchia e cara amica. La sua unica amica. La prende per le braccia e l'attira dolcemente a sé. «Forse non dovremmo parlare di lui, ora» le mormora all'orecchio.

«Perfettamente d'accordo.»

La stringe contro di sé. «Non hai orrore di ciò che porto nel sangue?»

Lei si allontana tanto da guardarlo negli occhi. «Per tutte le volta che lo abbiamo già fatto, dovrei essere più che morta.»

La riabbraccia sentendosi invaso da un sollievo immenso. «Andiamo di là» sussurra cercando le sue labbra.

«E i tuoi nuovi amici?» domanda lei iniziando già a muoversi verso la porta.

«In giro. Torneranno. Dopo.» ansima Ivan infilandole le mani sotto il maglione di cashmire.

Urtando mobili e pareti arrivano avvinghiati alla camera da letto grande. La maglia di Ivan è già sul pavimento, la cintura slacciata, la lampo abbassata. Amber sembra volerlo dominare stanotte ma a lui va bene così. Ne ha bisogno. Le sue mani sono come un balsamo.

«Mi sei mancata tanto» ripete prima che lei lo sospinga sul letto.

«Anche tu. E spero tu possa capire» gli risponde sdraiandosi su di lui.

Capire cosa? Non ha il tempo di chiedere Ivan. Il dolore è improvviso, incomprensibile, accecante, mille formiche affamate che lo mordono insieme. Sbarra gli occhi e cerca di scostarsi ma la donna lo tiene giù, giù, giù, finché il dolore diventa un pozzo nero che lo inghiotte.


Riapre gli occhi con un sussulto, indeciso per un istante se un nuovo tramonto lo ha ricondotto al mondo. Solo per un istante.

L'appuntamento. Amber. Il dolore.

È ancora sdraiato su quel letto, ma è ammanettato alla testata. Lo spasmo ai muscoli gli dice che sono trascorsi pochi minuti.

Gira la testa. Amber gli è seduta accanto e parla al cellulare. Sul letto è posato un taser.

«Perfetto» dice nel ricevitore. Poggia il telefono sul comodino e guarda lui. Si è rassettata i vestiti. È di nuovo impeccabile, come sempre.

«Già sveglio, mio bel fanylyn?» gli chiede quasi con dolcezza. «Spero di non averti fatto troppo male» aggiunge allungando una mano per accarezzargli i capelli, ma lui si scansa e lei la ritrae.

«Capisco che ora tu sia arrabbiato ma spero che un giorno capirai» sospira con rammarico, posando le mani in grembo.

«Perché?» chiede lui, anche se già sa. Ma ha bisogno di un appiglio, una via d'uscita, qualcosa. Ingoia la paura e osserva la donna, cercando un segno di debolezza.

«È la nostra ultima occasione, Ivan. Se non ci uniamo adesso, i Debellanti ci spazzeranno via dalla faccia della terra» risponde guardandolo negli occhi.

«Sterminando prima, quanti? Centinaia, migliaia di vampiri? Per costringere gli altri a piegarsi a Ludwig...»

«Ludwig è il capo migliore. Gli altri dominus sono solo vecchi e grassi politicanti senza spina dorsale» ribatte lei.

«E io cosa sono, Amber, amica mia? Una bestia da tenere in gabbia e dissanguare lentamente fino ad estrarre l'ultima goccia di veleno?» ringhia scattando in avanti fino a tirare sulle manette.

La donna abbassa gli occhi e la mano le corre al taser.

No! pensa lui, sentendo la paura torcergli lo stomaco. Se mi stordisce ancora è finita.

«Mi dispiace Ivan, ma il tuo sacrificio è necessario» mormora senza lasciare l'apparecchio.

«Quando ci siamo incontrati in quel bar» riprende lui, imponendosi la calma, immobile, «ho davvero creduto che tu non ne sapessi niente. Che volessi aiutarmi.»

«Era vero» spiega lei, la mano ancora lì, sul maledetto aggeggio. «Ludwig mi ha spiegato tutto dopo.»

«E cosa avete offerto alla Baltar?»

Falla parlare, si ripete. Falla parlare e trova una via d'uscita.

«Una cosa che cercano da anni» risponde lei, il viso di colpo illuminato dal sorriso astuto che per tanti anni gli è stato tanto caro. «La chiave per la cura dell'AIDS e di tutte le brutte malattie che fanno la bua agli umani. Cura che andrà a ingrassare le casse della Baltar oltre ogni più rosea previsione di bilancio, ovviamente.»

Ora Ivan è sinceramente confuso. «Cosa...?»

«Il soggetto Omega» scoppia a ridere lei, «il mitico figlio di un vampiro e di una donna umana. L'incrocio genetico più ricercato e ridicolo della storia della scienza!»

«E ci hanno creduto?» fa lui.

«Che vuoi farci» fa spallucce lei. «Tutti credono a Babbo Natale, prima o poi. Anche chi si ritiene più furbo. »

Quel momento di quasi complicità però è servito. La mano non è più sul taser.

«E non hanno controllato, fatto verifiche?» insiste lui.

«Avarizia e ingordigia, mio bel fanylyn. Hanno custodito il loro segreto così bene da non aver voluto contattare nessun altro coven.» Si ferma e sorride di nuovo. «Sai che risate si sarebbero fatti gli altri vampiri, se glielo avessero semplicemente chiesto?» Poi torna seria, e guarda per un attimo il cellulare. «Saranno qui tra poco, ormai. Per favore, non combattere, non opporti. Non farti fare del male più di quanto serva» aggiunge, come se le importasse davvero.

Ivan sente in bocca il sapore della bile. Non trova una via d'uscita.

Non c'è una via d'uscita.

Non c'è.

«Che ne sarà degli altri?» chiede con una voce che adesso suona disperata a lui stesso. Ma non gli importa più.

«Se non si metteranno in mezzo, niente. Altrimenti saranno spazzati via.» Lo fissa, di nuovo. Come se fosse trasparente. «Stai pensando a Xavier, vero?» dice, fredda. «Non credo abbia abbastanza cervello per fare la scelta giusta, se vuoi sapere come la penso. Soprattutto dopo il vostro incontro. Cosa gli hai fatto per sconvolgerlo tanto?» domanda, quasi cattiva.

Ivan chiude gli occhi. Non potrò nemmeno chiedergli perdono, pensa.

La mano di Amber è sul suo petto nudo. Lui vorrebbe scostarsi, ma non può.

«Mi spieghi cosa ci trovi in quel rospetto strisciante?» lo pressa, la bocca atteggiata a una smorfia disgustata.

«La lealtà, per esempio» sibila lui. «Lui non mi ha mai tradito né ingannato, vero Amber, mia vecchia e cara amica? E toglimi le tue mani schifose di dosso» ringhia, mostrando le zanne.

«Come vuoi» fa l'altra, ritraendosi, «ma ti consiglio di cambiare atteggiamento ora che...»

La pentola di rame rotea nell'aria e si schianta sulla testa della vampira con uno SLOOOOONG rimbombante. Il suo collo scatta in avanti come quello di un cobra ma prima ancora che l'eco si spenga un secondo colpo, di attizzatoio stavolta, la scaraventa giù dal letto lasciandola tramortita sul pavimento.

Cataldo la fissa con occhi spiritati, la pentola ancora in mano. «Cazzo l'abbiamo ammazzata» mormora.

«Cazzo sì» conferma Manuel, mollando l'attizzatoio come se scottasse.

«È solo svenuta» dice Ivan, tirandosi su in ginocchio. Guarda i due ragazzi ancora sotto shock. «È viva, ve lo assicuro, e tra poco saranno qui i vampiri di Ludwig e gli uomini della Baltar, perciò muovetevi!» termina urlando, per scuoterli.

Cataldo getta la pentola e guarda il vampiro. «Dov'è la chiave delle manette?»

«Non lo so! Cercale in tasca.»

Il ragazzo si copre la bocca. «Ma è.. viva...»

«Sbrigatevi, per la miseria!» grida.

I due schizzano giù insieme, evitando per puro miracolo di sbattere le teste una contro l'altra. Ivan respira molto a fondo.

«State calmi, andrà tutto bene» gli dice con la voce più rassicurante che può.

«Non le trovo» raglia Manuel frugando nelle tasche.

«Non ci sono!» fa eco Cataldo.

«Serve qualcosa per aprirle. Una pinza, un seghetto» li incita allora.

«Nello sgabuzzino!» esclama Manuel, schizzando di là. Segue un rumore di ferri sbattuti e una litania di imprecazioni per niente rassicuranti.

«Non vedo un tubo!» strilla.

«Portagli la candela che è rimasta in cucina» Ivan esorta Cataldo, sempre con molta calma, perché se vanno ancora più in confusione è finita.

Il clangore raddoppia. Per lunghi, interminabili minuti.

«Trovato!» annunciano trionfanti tornando in camera da letto. Manuel stinge un seghetto, monta sul letto e attacca la catena delle manette, producendo un rumore stridulo.

«È acciaio cementato, non puoi tagliarlo con quello. Prova con la sbarra del letto» fa Ivan.

E in effetti dopo altri minuti, letteralmente fradicio di sudore, Manuel ha la meglio sul ferro della testata, liberando Ivan, che schizza verso la porta, seguito dai due ragazzi.

«Le chiavi della macchina» dice correndo.

«Le ho io» risponde Cataldo.

Si fiondano in giardino e dentro l'auto, Cataldo alla guida e gli altri due dietro.

La macchina parte sgommando, quasi si schianta sul cancello e imbocca il viottolo d'accesso.

«Rallenta o ci ammazziamo!» strilla Manuel.

L'auto svolta una, due volte, procede ancora e ancora e finalmente s'immette nella statale.

«Rallenta ora» ripete Manuel, più calmo. «È fatta dai.»

«È fatta» ripete Cataldo, decelerando.

«Fatta.»

«Proprio fatta.»

«Ce l'abbiamo fatta» esclama ancora Manuel, verso Ivan. «È pazzesco ma ce l'abbiamo fatta!» Poi fissa il suo petto nudo, i pantaloni ancora aperti e i polsi ammanettati. «Ma ti pare questo il momento di scopare?» lo redarguisce. «Ma sei scemo? Pensa se tornavamo più tardi!»

E poi si rende conto di ciò che ha fatto. Il pistolotto a un vampiro.

Il quale vampiro lo fissa con sguardo truce.

Nell'abitacolo cala il silenzio.

Il vampiro tira indietro la testa e scoppia a ridere.

«Hai ragione» dice coprendosi gli occhi, sempre ridendo. «Hai perfettamente ragione.»

I due ragazzi ascoltano allibiti le risate del vampiro spegnersi lentamente, finché è Cataldo a parlare, guardando Ivan attraverso lo specchietto.

«E adesso dove andiamo? Che facciamo?»

Il vampiro stavolta sorride. «Non vi preoccupate, adesso passiamo al contrattacco.»

lunedì 29 novembre 2010

Capitolo 16

Cataldo guarda Manuel.

Manuel guarda Cataldo.

«E adesso?»

La domanda resta a galleggiare tra il letto su cui Cataldo è inginocchiato nudo e l'armadio contro il quale Manuel si è appoggiato a massaggiarsi i polsi e la mascella. Evidentemente Ivan lo ha legato bello stretto, pensa Cataldo.

È Manuel a spezzare il silenzio. «Stai bene?» domanda, e anche nella luce tremolante della candela, Cataldo vede che è pallido come una fetta di cacioricotta.

«Penso di sì» risponde lui toccandosi il collo incerottato, consapevole di non dover avere un aspetto molto migliore di quello dell'amico. «E tu?» fa, osservando il livido violaceo sulla faccia cacioricotta. «Ti ha pestato?»

L'altro scuote la testa. «Quando ti ha morso ho cercato di tirarlo via e mi ha steso con un cazzotto.»

Altro silenzio.

«Che coppia di duri» dice lui alla fine, tirando su col naso.

«Rambo e suo cugggino» conviene Manuel.

«Ora però basta mazzate» dice. «Aiutami a trovare dei vestiti e filiamocela.»

Manuel si muove verso il cassettone e lo apre con una discreta fatica. «Sembra la camera di mia nonna» osserva dopo averlo disincastrato, piegandosi a frugare.

«Che c'è, oltre alle sottane di pizzo?» domanda lui alzandosi.

«Prova questi» fa l'altro, lanciando roba sul letto.

Miracolosamente, i pantaloni e la maglia gli stanno. Cioè, ovviamente gli stanno larghi, ma non gli pare il caso di fare lo schizzinoso. Saltano fuori pure i calzini e un paio di mutande e sotto il letto ci sono le sue scarpe, alleluia!

«E ora via da quest'ultimo posto di merda» ripete stringendo i lacci. Ma quando rialza la testa, Manuel sta appoggiato al cassettone e non pare per niente convinto.

«Bè, che ti prende?» fa lui, alzandosi. «Ti sei assuefatto alle sberle?»

L'altro scuote la testa. «Catà, non possiamo.»

«Manuel, che cavolo dici?» Ma ovviamente ha già capito.

«Ragiona Catà: ci ammazzerebbero in tre minuti.»

«Allora che consigli, di affidarci al vampiro? Lo stesso che mi ha fatto 'sto regalino?» ribatte, puntandosi il collo.

«E quale sarebbe l'alternativa, genio?» replica l'altro agitando le mani, con la voce ascesa di un paio di decibel «Sperare nel buon cuore dei Debellanti? Ossì, mi sembra una grande trovata! Oppure possiamo puntare sulle nostre eccezionali capacità di combattimento. Io e te possiamo fronteggiare cento, mille Debellanti ballando la macarena bendati con una mano legata dietro la schiena e l'altra a tirare una sega a un colibrì!»

«Ma potremmo...»

«Certo, potremmo scappare» lo interrompe, urlando ancora. «Per andare dove, non si sa. Come, è un'altra questione, visto che non faremmo soldi neanche vendendoci gli organi interni. Sempre che intanto gli amichetti zannuti di Ivan ce li lascino, gli organi interni. Immagino siano felicissimi che conosciamo tutti i loro segretucci.»

La sparata lascia Cataldo interdetto. Vorrebbe replicare e incazzarsi, ma quella parte del suo cervello che valuta, analizza e ragiona a piena potenza solo sotto pressione, quella specie di ferro da stiro alimentato a stress, adibito a cancellare le increspature sulla superficie liscia del pensiero, ha già riconosciuto che sì, è vero, non hanno mezza chance di farcela da soli.

Crolla a sedere sul letto, esausto.

«Non abbiamo alternative Catà, dobbiamo restare con Ivan» conclude Manuel, stavolta calmo.

Lui si prende la testa tra le mani. «Ora mi dirai che tutto 'sto casino è colpa mia?»

«No» risponde l'altro.

Dio com'è stanco. Vorrebbe solo rimettersi a dormire. «Invece dovresti, perché è vero» mormora sfregandosi gli occhi arrossati.

«Va bene, forse sei stato imprudente» ammette Manuel sedendosi accanto a lui. «Anzi, molto imprudente. Una vera testa di cazzo, ok? Ma io lo sapevo che avevi la fissa dei vampiri e non ho fatto niente per fermarti, perciò è anche colpa mia.»

Gli viene da ridere. «Grazie della bugia pietosa.»

«Prego.» Poi inspira. «Senti, insieme siamo finiti in questa specie di fumetto horror demenziale e insieme ne usciremo. Però ora devi farti forza.»

«Non ne posso più» sussurra. «Voglio tornare a casa.»

«Ci torneremo. Tra un po'» aggiunge l'altro, quasi fosse veramente sicuro.

Cataldo rialza la testa. «E intanto dici di restare con Ivan.»

«Dico.»

«Evviva» sospira lui.

«È il meglio che abbiamo. Ormai non gli serviamo più, e se ci volesse morti lo avrebbe già fatto.»

«D'accordo» acconsente infine. «Ma se invece ci sgozza, ti giuro che risorgo, ti rianimo e ti ammazzo io.»

«Va bene» fa l'altro, rialzandosi e afferrando l'unica candela. «Ora diamo un'occhiata alla nostra nuova reggia.»

La gita turistica dura pochi minuti, passati ad aggirarsi tra pesantissimi mobili in legno scuro straripanti orrendi soprammobili in ceramica. Solo la cucina è carina, con un grande camino in pietra e gli utensili di rame appesi alle pareti.

«La sera siederemo davanti al fuoco a raccontarci storie di fantasmi» commenta Cataldo giochicchiando con l'attizzatoio.

«Il nostro gentile ospite deve saperne di notevoli» replica Manuel, illuminando la grossa pentola svettante sopra il tavolo rettangolare.

Cataldo molla l'attizzatoio. «Potremmo prendere un po' di legna a accenderlo. Fa un freddo porco qua dentro.»

«E se qualcuno vede il fumo?»

«Chi, David gnomo?»

«Fa' meno lo spiritoso» sbuffa Manuel lasciandosi cadere su una delle sedie. «Cerchiamo di non attirare l'attenzione. E di non far incazzare Ivan. Meglio chiedergliele prima, le cose» specifica.

Cataldo va ad appoggiarsi con la schiena contro il bordo della cucina. «Hai di nuovo ragione. Ma ti starà mica passando la sicurezza?»

«Mai stato sicuro» chiarisce l'altro. «Mi sembra solo la decisione più ragionevole.»

«Facciamo ancora in tempo ad andarcene» afferma lui, spostandosi in avanti.

«No...»

Il rumore della porta richiusa e dei passi lungo il corridoio vedono Manuel impallidire e balzare in piedi, verso Cataldo, che indietreggia andando a spalmarsi contro lo sportello del forno.

Ivan si ferma sulla soglia e li guarda. Prima l'uno, poi l'altro, e sospira. «Quasi speravo foste degli idioti totali e foste scappati.»

«Questo è bene o male?» chiede Cataldo col pomo d'adamo che gli fa su e giù.

«Lo scopriremo» risponde il vampiro, entrando in cucina. Ha in mano un sacchetto bianco col marchio di una rosticceria e lo poggia sul tavolo. «Qui c'è qualcosa da mangiare. Vi consiglio anche di dormire: domani sera avremo molto da fare.»

«Sei stato... gentile» mormora Manuel, guardando il sacchetto.

Ivan li osserva ancora qualche istante. «Potete prendere la camera da letto grande, così starete più comodi. Io riposerò in quella più piccola, visto che per me non fa differenza.»

La camera in fondo al corridoio è piccola, con uno letto stretto, a una piazza.

«Grazie» dice stavolta Cataldo, avanzando verso di lui.

«Avevo deciso di legarvi durante il mio sonno, per evitare che mi faceste qualche scherzetto» continua il vampiro, con un tono stranamente privo di minaccia «ma voglio fidarmi di voi due. Cercate solo di non combinare disastri.»

Lo sta facendo davvero? pensa Cataldo. Si sta davvero fidando di noi?

«Hai bisogno di... qualcosa?» domanda impacciato, ma guardandolo dritto negli occhi. Lo sta facendo davvero?

Ivan scuote la testa. «Mi basta che non apriate i battenti.»

Si volta ed esce. Lo sentono raggiungere la camera ed accostare la porta. Poi non sentono più nulla.

Cataldo si gira verso Manuel, che anche al chiarore della candela ha di nuovo un colorito da vivo. Ma no, è la luce che è cambiata. Pur senza penetrare la difesa delle finestre sbarrate, i primi raggi del sole annunciano la loro presenza, timidi ma rassicuranti, a ricordare che fuori è di nuovo giorno.

«Ha ragione» dice all'amico, «mangiamo e cerchiamo di dormire. Stasera si passa al contrattacco.»

mercoledì 10 novembre 2010

Recensione a "Porcaccia . un vampiro!" del prof. Dello Russo (contiene SPOILER!!!)

Vampirismo ed Eros

Questo romanzo rivela chiaramente la nuova struttura antropologica dell'immaginario del nuovo millennio. Classici e maestri di letteratura, ma anche generi frullati con il gotico internazionale, la musica rock, la sessualità dei manga e lo splatter dei videocartoni giapponesi. E' lontano il '900 con tutta la sua rigidità a dividere il sapere

in alto e basso, occidente ed oriente, destra e sinistra, cultura alta e cultura bassa .

In verità il vampirismo è tema usato ed abusato al giorno d'oggi in una letteratura di massa e d'intrattenimento....ma bisogna individuarne le allusioni e le metafore umane ed esistenziali...

A me sembra che in questo romanzo , al di là del vampirismo di maniera, tra l'altro ironicamente trattato e reso, ci sia il tema di fondo della vita di ciascuno di noi : eros e thanatos. Il bisogno di essere amati e di amare può scattare tra due persone diversissime tra loro, anche tra un giovane maschio e un vampiro gay bisessuale, perchè le diversità si attraggono come gli opposti poli elettrici generando scariche adrenaliniche, nonostante il rischio di autodistruzione e di morte....in quanto la libertà, o meglio la liberazione dai lacci sociali, non ha prezzo!

Luigi Dello Russo.