venerdì 15 aprile 2011

Capitolo 18

Mr Cold getta l'iPhone sul tavolino di mogano e sprofonda nel divano, sbuffando. Niente, di quello stramaledettissimo vampiro, Ivan, ancora nessuna traccia. È ridicolo, pensa allentando il nodo della cravatta e slacciando il primo bottone. Assolutamente ridicolo. Gli ha messo dietro praticamente tutte le risorse legali e illegali della Baltar e ancora niente!

Senza sollevare la testa fa un cenno cui Tom, il suo assistente, reagisce quasi automaticamente, portandosi alla parete bar del salone per versargli nel tumbler le solite due dita di Glenfiddich invecchiato ventun anni.

Cold lo afferra svogliatamente e prende il primo sorso. È proprio di umore pessimo, stasera ha davvero bisogno di rilassarsi.

Per l'appunto, il citofono interno suona e Tom annuncia:

«Sono arrivate le ragazze, signore.»

«Falle salire.»

Che è anche il suo modo di dirgli di levarsi di mezzo. E Tom, bravo cagnolino ubbidiente e addestrato, si volatilizza lasciando socchiusa la porta. Lui vuota il bicchiere e si augura che davvero l'agenzia gli abbia mandato roba speciale: non ne può più delle solite modelline dalle tette di plastica e dalle facce tutte uguali. Ha proprio voglia di figa esotica, stasera.

Alle sue spalle, la porta si richiude con un clik.

«Accomodatevi dolcezze. Fatevi dare un'occhiata.»

«Buonasera, tesoro

La sua reazione alla voce inequivocabilmente maschile sarebbe afferrare il citofono e chiamare le guardie del corpo che presidiano h24 l'accesso al suo ascensore privato. Oppure lanciarsi verso la teca di cristallo e impugnare una qualsiasi delle armi della sua collezione, dalla Walther P99 AS alla SIG-Sauer Pro SP 2022, o magari una delle autentiche spade medievali francesi usate durante la Guerra dei Cent'anni come una delle katane del Sedicesimo e Diciassettesimo secolo acquistate da Christie's in quindici anni. Oppure, semplicemente, urlare.

Ma non gli riesce nessuna di queste cose, perché il proprietario della voce lo inchioda al divano schiacciandogli una mano sul petto e l'altra sulla bocca, con tanta forza che il labbro si spacca contro gli incisivi.

«Un solo movimento, un fiato, e ti spezzo il collo» lo avvisa l'uomo. E lui non ne dubita un solo istante perchè lo ha riconosciuto immediatamente benchè in precedenza lo avesse visto solo in foto. Ivan, Gesù cristo, Ivan!

«Xavier, controlla le altre stanze» ordina il vampiro a un altro tizio, un ragazzo magro e pallido che non sembra per niente contento di essere lì. E tuttavia obbedisce, muovendosi per ispezionare l'appartamento, mentre la pressione sulla faccia non diminuisce neanche un po' e l'altra mano del vampiro si muove per cercargli addosso armi.

Finito il sopralluogo, il ragazzo rientra nel salone e resta in piedi, leggermente scostato, mentre Ivan torna a rivolgere a lui tutta la sua attenzione.

«Sai chi sono, vero?»

La testa di Cold fa su e giù.

«Bravo. Ora ti tolgo la mano dalla bocca. Un sospiro di troppo e ti apro la gola da un orecchio all'altro, hai capito?» sibila mettendo ben in mostra le zanne.

Cold annuisce ancora.

Ivan lo lascia e resta a guardarlo da sopra con aria vagamente schifata. «Sono venuto a farti un regalo, Cold.»

Per il semplice modo in cui pronuncia il suo nome, lui sente gli sfinteri sul punto di cedere.

«Non servirebbe» bela. «Uccidermi. Non fermerebbe la ricerca.»

«Vero, però mi allieterebbe la giornata» ribatte l'altro con un sorriso che è un'altra durissima torsione ai suoi intestini.

«Invece sono proprio venuto a farti un regalo» riattacca il vampiro. Infila la mano nel cappotto e lancia qualcosa a Cold, che d'istinto l'afferra. È un sacchetto di plastica trasparente contenente ghiaccio secco e una provetta.

«Cos'è?» fa lui, rialzando la testa.

«Sperma di vampiro» risponde l'altro.

Cold sa di avere ora un'espressione persa, oltre che terrorizzata.

«Provateci, tu e i tuoi genetisti» riattacca. «Provateci a inseminare un ovulo umano con questo e con qualunque altro seme di vampiro. La fecondazione non avviene e non avverrà mai.»

Cold resta zitto. È ancora spaventato a morte ma il suo cervello ha già iniziato a valutare.

«Sono millenni che ci accoppiamo con le umane e non è accaduto mai. Hai capito? Mai.»

Cold stringe il sacchetto. Se fosse vero, allora...

«Contattate un altro coven, uno qualunque. Offrite al dominus soldi o armi e in cambio chiedetegli se ciò che dico è vero.»

No cazzo, pensa, non è possibile.

«Ludwig vi ha fregati. Vi ha sventolato sotto il naso ciò che desideravate fosse vero infarcendolo di tanti particolari ghiotti e avete abboccato.»

«Ma, i campioni, il sangue....» balbetta.

«Semplice sangue di vampiro, immune alle malattie umane ma non innestabile nel patrimonio genetico umano» taglia corto l'altro.

La mano di Cold stringe con più forza l'involucro. Se è vero, se è vero...

«Quanto avete già speso per sintetizzare la Morte Rossa? E per la sua cura?» insinua. «Quanto avete investito perché Ludwig possa diventare il dominus di tutti i vampiri del pianeta?»

Una nuova, diversa paura ora sta pompando il sangue di Cold. Se è vero, dovrà presentarsi al Presidente...

«Hai, vediamo» lo informa l'altro consultando l'orologio, «mezz'ora prima che lo sperma si deteriori. Ti consiglio di non sprecarla cercando me, sei ancora in tempo per fermare la più disastrosa operazione della Baltar.»

Gli si allontana di qualche passo, prendendo con sé il suo iPhone. Afferra il citofono e strappa il filo. «Noi ce ne andiamo. Scegli con cura le tue opzioni.» Fa un gesto e il ragazzo gli si avvicina. Apre la porta e scompaiono.

Cold resta ancora alcuni secondi inchiodato al divano.


La fuga dal palazzo di Cold è stata semplice, anche più semplice del previsto. C'è stato un inseguimento, ma i due vampiri hanno seminato gli uomini della security scivolando in un obsoleto e ormai dimenticato condotto idrico. I vantaggi di una memoria antica, pensa Ivan mentre sbuca all'aria aperta, nella notte, tra le ombre di una strada deserta.

Xavier è due passi dietro di lui. Non ha ancora detto una parola. Cammina a testa bassa con lo sguardo fisso davanti a sé.

A Ivan sembra di avere un macigno conficcato nel petto.

Finalmente si decide. Inspira, si volta e gli chiede:

«La registrazione è chiara?»

L'altro lo guarda di sfuggita, poi estrae dalla tasca il lettore mp3, mette le cuffie e ascolta per qualche momento.

«Perfetta» dice asciutto, riponendolo. Non rallenta e non alza la testa.

No, così non va, pensa Ivan. Si volta e lo fronteggia. «Xavier, ascoltami...»

«Posso andarmene adesso?» lo interrompe, gli occhi sempre ancorati all'asfalto.

«Perché non...»

«Voglio andare via» afferma.

Il macigno è diventato un coltello. «Naturalmente» risponde a voce molto bassa. «Ti chiedo perdono se ti ho costretto a seguirmi.» Maledizione, pensa, mentre il coltello gira e scava. Ho rovinato tutto.

Gli occhi di Xavier scattano su di lui. «Perché non lo dici, eh? Dillo!»

«Cosa?»

«Che sono un idiota. Che non ho capito niente. Che Ludwig mi ha manovrato come un burattino e io...»

Non ce la fa. Non dovrebbe ma cerca di abbracciarlo, sentendo immediatamente l'altro divincolarsi. Lo lascia.

«No! Non la voglio la tua pietà» ora grida. «Non sono alla tua altezza, non lo sarò mai. Tu sei... tu, e io sono questo» fa, allargando le braccia. «Perciò finiamola qui, va bene? Risolviamo questa cosa e poi ognuno per la sua strada!»

La reazione lo lascia allibito. «Xavier, sono io che devo implorare il tuo perdono. Ho commessi molti errori, ho dubitato di te e...»

Un movimento qualche metro più in là lo interrompe. Hanno attirato l'attenzione di un passante.

Prende il ragazzo per un braccio e lo trascina via tirandoselo dietro per due isolati, incurante delle sue proteste, verso il parcheggio sotterraneo dove hanno lasciato l'auto. Scendono le scale e finalmente si fermano nello spiazzo deserto. La loro è l'unica macchina rimasta.

«La smetti di trattarmi come un sacco di patate?» sbotta Xavier quando si decide a mollargli il braccio.

È arruffato, sporco di fango e incavolato nero. A Ivan ricorda un gattino, e gli scappa da ridere.

«Ecco bravo, prendimi pure per il culo» bofonchia l'altro, ora più avvilito che arrabbiato. Si rassetta i vestiti con gesti nervosi, come a farsi coraggio.

«Davvero, finiamola qua» riprende, calmo. «Tu mi hai aperto gli occhi mostrandomi chi è davvero Ludwig» e qui la sua voce si incrina, ma solo per un istante. «E io di questo ti sono grato. Perciò sistemiamo le cose e poi ognuno per sé.»

Ivan gli si avvicina di un passo, valutando bene le parole da dirgli, perché non può più sbagliare. «Ascoltami, so esattamente cosa stai provando. Ludwig ti ha concesso il dono oscuro e ti ha istruito e tu per questo lo ami ancora. Ma devi capire che se lo lasciamo fare ci distruggerà tutti, senza un attimo di esitazione.»

Stavolta gli occhi del ragazzo si riempiono di lacrime. Scuote la testa ma non riesce a ricacciarle indietro. «Lo so» mormora. «Lo capisco ma è difficile. E poi ora resterò solo perché è chiaro che tu non puoi stare con un idiota insignificante come me e quindi...»

Emette un grido strozzato quando Ivan lo solleva di peso per deporlo senza troppa grazia di schiena sul cofano della macchina, infilandosi tra le sue ginocchia.

«Evidentemente non sono stato chiaro» ringhia Ivan snudando le zanne, guardando l'altro negli occhi dilatati. «Tu ora appartieni a me.»

Xavier non si dibatte e non protesta. Resta immobile a fissarlo. «Ivan, io...»

«Tu cosa?» fa lui, piegandosi in avanti e afferrandolo per il bavero del giaccone. «Cosa vuoi dirmi piccolo Xavier? Vuoi che ti lasci andare?»

«No» è la risposta appena sussurrata. «No, ti prego no.»

Ivan spinge coi fianchi e sente che il suo piccolo vampiro è esattamente nella condizione di spirito in cui lo voleva. Sorride compiaciuto, e preme ancora per torturarlo un po'.

«Pensavo di farlo con calma, in un letto comodo» gli sussurra, «ma se devo dimostrarti a chi appartieni posso benissimo prenderti qui e subito.»

Il gemito del ragazzo è una risposta sufficiente. Ivan si china ancora per sfiorargli le labbra con un bacio delicato. «Tu non sei solo. Ci sono io con te, e non ti abbandonerò.»

Poi si raddrizza, perché sta rischiando davvero di strappargli i vestiti e prenderlo sul quel cofano. Anche Xavier si tira su a sedere e lo abbraccia.

«Ti prego Ivan...»

«Shhh. Andrà tutto bene» lo zittisce. «Ci sono io con te.»

Si baciano di nuovo, finché staccarsi è l'unica soluzione per non perdere il controllo. Ivan indietreggia e lascia che Xavier salti giù. Ma è un istante perchè se lo ritrova di nuovo tra le braccia.

«Cosa vuoi che faccia?» gli domanda il ragazzo con la faccia premuta sul suo petto.

«Torna al coven e spiega agli altri cosa sta accadendo. Fa' ascoltare loro la registrazione e convinci Alexander a convocare un consiglio straordinario. Chiamate gli altri coven se necessario ma non trovatevi in svantaggio contro Ludwig e i suoi complici.»

Xavier annuisce. «Va bene. Farò tutto quello che vuoi, ma tu? Che intenzioni hai?» domanda senza saper nascondere l'apprensione.

«Ti raggiungerò presto, devo solo fare un'ultima cosa.»

Xavier solleva gli occhi su di lui, neri e lucidissimi. «Ivan ti prego.»

«Solo un ultima cosa» assicura, «un giro di perlustrazione, nient'altro, e tornerò da te. Te lo prometto.»

Xavier si scioglie dall'abbraccio e indietreggia. A Ivan sembra di avere di colpo freddo.

«Io ti aspetterò» afferma con voce bassa ma ferma. «Torna presto perchè io ti aspetto.»

Indietreggia ancora di tre passi, poi si volta e cammina verso l'uscita del parcheggio, voltandosi altre due volte.

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