Cataldo è appollaiato su una delle transenne di piazza Giordano Bruno. Guarda l'ora, Ivan è in ritardo di dieci minuti. Normalmente non gliene frega niente della puntualità, il problema è che deve tornare alla loggia prima che gli psicopatici inizino a innervosirsi con Manuel. Già, perché dopo un periodo di reclusione assoluta, i simpaticoni hanno permesso loro di allontanarsi, ovviamente per poche ore e solo a turno, in modo da tranquillizzare famiglia e amici trattenendo sempre un ostaggio.
Lui ha fatto passare qualche giorno prima di contattare il vampiro per riferirgli cosa ha scoperto. Scoperto, poi, che parolona. Diciamo che, come aveva predetto Ivan, i debellanti non si sono preoccupati di nascondergli le cose. Aspetto, questo, piuttosto deprimente, dal momento che implica la correttezza anche dell'altra previsione, che, cioè, gli psico non hanno alcuna intenzione di risparmiare le loro piccole sfigatissime vite.
Vabbè, pensa, facendo dondolare i piedi, ancora non sono morti, perciò calma e niente isterismi. Magari Ivan li aiuterà davvero. Finora è stato ragionevole, pensa. No, a essere precisi, fino a quel momento è stato l'unico a non trattarlo come un battitappeto. E lì quasi gli viene da ridere, perché se la tua speranza più valida è la gentilezza di un vampiro, allora bene bene non stai messo.
Comunque, oggi non dovrebbe aver combinato casini. Il messaggio lo ha mandato col cellulare della dirimpettaia, dopodiché è uscito di casa facendo un giro assurdo, nel caso lo stessero seguendo, e per ora non ha scorto movimenti sospetti. Alla sua destra i bambini continuano a giocare nonostante il freddo pungente, come faceva lui non troppi anni prima, quando pensava che la cosa più terrificante della vita fosse il catechismo del sabato pomeriggio e le mazzate di Marco il Minotauro. Con un sospiro si volta verso la strada e vede Ivan che fuma, fermo a guardarlo.
Non sa perché, in effetti non sta facendo niente, ma in quel momento si chiede come cazzo facciano gli altri a prenderlo per umano. Non con quello sguardo. Ce l'aveva anche la volta scorsa?
Ingoia aria e salta giù per andargli incontro. Ha paura, ma non c'è altro che possa fare.
Il vampiro getta la cicca e si muove.
Lui gli si avvicina quasi di corsa.
«Ben trovato Cataldo» lo saluta, e il suo viso sembra raddolcirsi.
«Ciao» risponde. «Ho pochissimo tempo, devo tornare alla loggia. So perché ti vogliono.»
«Davvero?»
«Sì. Ti ricordi? Avevo sentito che eri una specie di arma e ho capito che vuol dire.»
Qualcuno passa loro accanto e gli tocca la spalla. È Martino, un collega di facoltà. Lui gli fa ciao, poi torna a rivolgersi al vampiro ma non dice più niente, perché Ivan ha estratto una pistola.
Vorrebbe dirgli Che fai?, però le parole non escono.
Indietreggia.
Una scintilla parabola dall'asfalto dove sarebbero dovute esserci le gambe di Ivan, se non fosse schizzato indietro mirando verso la strada alla sua destra. Cataldo segue la traiettoria descritta dal braccio proteso, e vede spuntare dal lunotto posteriore abbassato di un suv nero la canna silenziata di un'arma.
Da quanto è lì quel suv? rimugina lui, immobile, impigliato nel panico, che sembra aver bloccato il tempo in un'unica infinita ragnatela pulsante.
La pistola di Ivan tuona.
La canna silenziata cade a terra con un urlo. Ma no, le pistole non urlano, pensa Cataldo, è lui che sta urlando, anche se il tuono lo ha mezzo assordato e anche gli altri urlano. Urlano i passanti e urlano i bambini e le bocche spalancate del suv urlano fuori quattro uomini e uno gli sembra di conoscerlo ma tutti quanti stringono mitragliette e pistole e allora la ragnatela si spezza. Si volta e corre.
Correre.
Lontano da Ivan.
Lontano dai debellanti.
A casa.
I quattro hanno già aperto il fuoco nella sua direzione mentre le persone fuggono atterrite. Tutti scappano come formiche sotto una scarpa da ginnastica però c'è un bambino davanti a lui che è rimasto imbambolato, perciò lo afferra e lo spinge in avanti senza smettere di correre e gli urla Vai cazzo!!! Vorrebbe tirarlo con sé ma il bambino gli sguscia e parte come una macchinina a molla e Cataldo pensa Non andare di là! mentre qualcosa gli prende la caviglia e l'asfalto lo percuote alle mani e alle gambe e si ritrova a terra perché ha inciampato su uno che è a terra pure lui, solo che questo ha il busto girato strano e una pozza sotto.
Rotola di lato e vede persone ferite e due dei quattro stesi immobili mentre gli altri due mitragliano una fila di macchine dietro cui sta correndo Ivan.
Alle sue spalle un'auto inchioda e lui sa prima di guardare che sono altri debellanti, perciò spinge su mani e ginocchia per correre dalla parte opposta, verso altre macchine parcheggiate e poi un'altra strada che lo porterà via da lì. Corre piegato in avanti mentre un proiettile fischia a due centimetri dalla sua testa e capisce che non riuscirà mai ad arrivare a quella strada, perciò si getta dietro una fioriera di cemento e si rannicchia più che può.
Ma i colpi piovono da tutte le parti e lui deve capire da che parte correre, perciò sporge la testa e vede che dalla seconda macchina sono scesi altri quattro tizi e tra loro c'è Husky e si stanno sparpagliando per accerchiare Ivan e impedirgli di scappare via, solo che nel frattempo quello ha ammazzato anche gli ultimi del suv.
Due debellanti si piazzano uno dietro un cassonetto e l'altro seminascosto dall'edicola e contemporaneamente si mettono a sparare all'impazzata mentre Husky si lancia in avanti verso la peugeot che ora protegge Ivan. Cataldo pensa che stavolta il vampiro è proprio spacciato, senonché quello decide di muoversi invece di star fermo a farsi accoppare e rotolando sulla spalla gli va incontro senza smettere di sparare e Cataldo ha il tempo di constatare che nessun essere umano si muove così veloce prima che Husky avanzi di altri due passi senza la testa. Cioè, parte della testa, perché ha ancora il mento e la bocca mentre il resto non c'è più. E davvero fa quegli ultimi due passi come se non se ne fosse accorto, poi lo capisce e si affloscia.
Il tipo dietro l'edicola cade a terra pure lui e tenendosi la pancia fa un verso tremendo, tipo maiale scannato. Cataldo cerca e non sa più dove sia Ivan. Ah, eccolo, pensa quando quello del cassonetto schizza indietro come tirato da un elastico invisibile e dopo aver sputato sangue resta fermo.
A quel punto l'ultimo debellante fa l'unica cosa sensata, scappa via. O meglio, ci prova, perché tre colpi nella schiena gli mandano a monte il progetto.
Di colpo nella piazza è tutto silenzioso in modo irreale e così fermo che il movimento non gli sfugge: da un'auto bianca parcheggiata in fondo sguscia fuori Manuel, che ha le mani legate in avanti con una fascetta per cavi elettrici. Cataldo decide di andargli dietro, adesso, e respira, e spera che le gambe non si vendichino per essere rimasto troppo tempo acquattato e respira di nuovo e parte. Vorrebbe correre, ma i suoi piedi sono attirati al cemento da un magnetismo stronzo che lo rende lento, spaventosamente lento, perciò quasi non si stupisce quando vede davanti a sé Ivan. Però il vampiro non cerca lui, cerca la macchina bianca, che ha acceso il motore e sta partendo fregandosene di Manuel, di Ivan e di tutti gli altri e lui vede che dentro c'è un autista e accanto siede l'Impiegato alle Poste, magicamente privo dell'aria soddisfatta con cui lo ha conosciuto due settimane prima.
La macchina sgomma in avanti ma Ivan balza sul cofano e lì ritto, quasi con calma, spara prima all'autista e poi all'Impiegato, la cui testa esplode come un cocomero troppo maturo preso a legnate.
Cataldo sente lo stomaco torcersi e rivoltarsi però avanza ancora. Vede Manuel, vede che gli fa gesti con le mani legate e dice cose.
Alle sue spalle, la macchina bianca si schianta contro altra lamiera.
In lontananza, urlano decine di sirene.
Lui annaspa in avanti, finché qualcuno gli stringe il braccio e lo trascina verso Manuel. È Ivan, che acchiappa il suo amico con l'altra mano e li tira indietro, verso la piazza.
Lui cerca di opporsi, non vuole passare di là, non vuole vedere se il bambino che ha spinto è morto, vuole andare via, vuole tornare a casa, ma il vampiro è troppo forte.
Se li porta dietro come due sacchi per un paio di isolati, e Cataldo è quasi certo che il cuore gli scoppierà. Arrivano a una macchina grigia. Ivan apre lo sportello posteriore e ce li butta dentro uno addosso all'altro. Va al posto di guida e parte, mentre le sirene sono quasi lì.
Per fortuna sono scappati tutti e la strada è sgombra, perché a quella velocità ammazzerebbero qualcuno oppure si andrebbero a sfracellare.
Cataldo inizia a farfugliare qualcosa, dice Rallenta per favore, dice Lasciaci andare ti prego, e anche Manuel gracchia Non lo sapevamo per favore, ma è difficile farsi capire quando rimbalzi da una parte all'altra e stai per vomitare pure il pranzo di Pasqua del 1998.
Le sirene si allontanano e progressivamente la macchina decelera.
Cataldo si raddrizza, ormai hanno lasciato il centro della città e proseguono in quella terra di nessuno che la collega alla periferia. Guarda Ivan, non ha detto una sola parola, guida con una mano sola e si tiene l'altra premuta sul fianco, dal quale sta colando rosso, tanto rosso.
Manuel, sempre legato, riattacca il mantra dei Ti prego per favore non lo sapevamo, mentre lui pensa a come spiegarsi, perché è probabile che oltre a ferito Ivan sia pure incazzato.
Il vampiro accosta in una piazzola, spegne fanali e motore e tira il freno a mano. Cataldo inizia a parlare ma quello esce dalla macchina e apre lo sportello posteriore.
Lo tira fuori e lo sbatte di schiena sul bagagliaio, tenendolo fermo. La ricerca frenetica delle parole giuste allora muore, perché pur nella luce flebile riesce a vederlo in faccia, e sul volto ferino le labbra sono stirate a scoprire due lunghe zanne bianchissime e acuminate.
Ogni altro pensiero scompare lasciando solo il terrore. Si divincola e combatte, ma è come lottare contro una morsa d'acciaio temperato. Cerca di scalciare, urla No! , riuscendo solo a strappare all'altro un ringhio animale che gli gela il sangue. Ivan gli lacera il bavero del giaccone e prendendolo per i capelli gli strattona la testa di lato. Lentamente si china su di lui, e Cataldo può solo guardare il cupo scintillio dei suoi occhi mentre apre la bocca per morderlo.
Un soffio di fiato sul collo e due punte roventi gli lacerano la carne.
Il dolore è accecante, mostruoso.
Paralizzato dalla sofferenza, schiacciato dal corpo del vampiro, ne ascolta il ritmico succhiare intorno alla sua arteria perforata, mentre i suoi futili tentativi di lotta si fanno sempre più fiacchi.
Dà un ultimo disperato strattone, che lo lascia sfiancato, intanto che il liquido lavorio delle labbra del vampiro prosegue a privarlo della vita.
Gli sembra di sentire un grido, ma è tutto distante adesso.
Un velo nero gli cala sugli occhi e tutto si spegne.
venerdì 21 maggio 2010
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6 commenti:
Mi piace il maiale e l'anatra senza testa! Catà è bravo a fare il vermetto, povero cicci. Ma il bambino che ha spinto è morto o no? Grande Ivan che fa un po' de casino e mozzica da vero ommmo :D Certo, il morso doloroso dovrebbero averlo solo quelli del clan Giovanni, ma passiamolo come difetto biologico :P
Siiii!!! Mi piace, mi piace! Sangue, dolore, Ivan che finalmente fa il supervampiro incazzato e Cataldo che se la fà addosso. La scena è un casino ma è scritta così bene che ho visto le pallottole volanti, il sangue, il cassonetto,tutti gli accoppati, senza testa, sbudellati... Viuleeeeeeenza!
E ora mi domando: ma Ivan ha fame o è solo imbestialito? 0_0
Mi piace soprattutto il ritmo, altalenante e tale da evocare sia la velocità delle pallottole sibilanti che scene slow motion alla matrix.
Personalmente avrei preferito vedere Manuel nascondersi dentro un cassonetto con un carpiato doppio, ma accolgo la soluzione proposta sperando che sappia dare il meglio di se nei prossimi capitoli.
Mijamoto
Sempre meglio... questo cap14 è un film! Anzi sono tanti film, è come matrix, pulp fiction e la corazzata Potëmkin (vedi il bambino spinto anche se non è sulla carrozina)tutti insieme!Ha un respiro quasi epico e consacra ivan al ruolo di GRAN FIGO!
Ma sto Martino dopo che ha provocato il casino si è defilato illeso??? Neanche una scheggia nel pollice?? Io fossi in Cataldo gli toglierei il saluto, sempre se dopo l'abbuffata finale di Ivan rimarrà in grado di salutare!
Il capitolo è fantastico! Ad alto godimento. La prospettiva che passa su Cataldo rende la scena ancora più godereccia attraverso gli occhi del terrore e rende Ivan ancora più figo di prima!
La scena finale è suprema.
Ross
sangue e morte che ad un certo punto ci vogliono. la scena è concitata, mi piace. ivan lato vampiro, mi piace non è che gli poteva far tante moine se gli hanno squarciato un fianco ci vuole la medicina. vediamo dove si risveglia quello sempre sbagliato al momento sbagliato.
audaco
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