Il risveglio di un vampiro non assomiglia in niente al ridestarsi di un essere umano. Non è il passaggio più o meno brusco dallo stato onirico a quello di veglia, né comporta quella sensazione come di caduta nel proprio corpo, quando gli occhi si aprono di scatto e il cuore corre affannato, e si resta qualche secondo immobili nel letto, storditi e grati di ritrovarsi circondati dalle stesse cose di sempre.
No. Il risveglio di un vampiro è una resurrezione. Dove giaceva un corpo freddo, incapace di percepire o semplicemente sognare, ora torna la vita e la coscienza. L'anima, forse, se i predicatori che lui ascoltava da bambino avevano ragione. L'anima. È tanto tempo che Ivan non ci pensa. Magari perché è tanto tempo che non si ridesta schiacciato da una sensazione così opprimente. Scosta il lenzuolo e si tira su a sedere su quel letto che non gli appartiene, immerso nell'oscurità di una casa che non è la sua, mentre il sole preme ancora con la sua forza letale sugli scuri sprangati.
Si passa le mani sul viso, come a scacciare i residui del sonno, che pure non conosce più da secoli, si alza e cammina nudo fino al bagno.
I pochi mobili che supera sono coperti da grandi lenzuola bianche, conferendo alle stanze un'aria spettrale. Il pavimento è freddo, freddo come tutta la casa, freddo come si sente lui. È strano, si è nutrito solo due giorni fa, è presto perché la brama di sangue lo pungoli col suo morso di ghiaccio, pensa mentre apre il rubinetto per bagnarsi il viso. Si solleva e incontra la propria immagine nello specchio. Il buio è quasi completo, ma un singolo raggio di luce basta ai suoi occhi di vampiro, basta e avanza per vedersi, basta perché tutto gli torni addosso come una pioggia di pietre e sabbia. La rabbia, la paura e un disgusto di sé che forse non ha mai provato prima.
Si volta verso la vasca, che è piccola e scrostata ma almeno pulita, e si china a riempirla. Ha trovato una saponetta integra in uno dei mobili e ora la poggia sul bordo. Come ho potuto?, si ripete, mentre l'acqua si raccoglie lentamente sul fondo di ceramica. Come ho potuto?
Per l'ennesima volta ripercorre ogni singolo errore commesso la notte precedente, ogni incomprensibile, stupido, vergognoso errore, indegno del più inesperto dei principianti e a maggior ragione di lui, da quando le moine di quella piccola cagna in calore lo hanno distratto tanto da fargli dare le spalle all'ingresso fino all'urlo di rabbia, puerile e imperdonabile, che avrebbe davvero potuto attirargli addosso tutti i vampiri e i debellanti della città. Ma no, corregge schifato, se è bastato così poco allora la cagna in calore è lui. Mentre ha alle costole vampiri e debellanti, pensa, immergendosi nell'acqua gelata. Il brivido che gli accartoccia la pelle lo fa ringhiare, ma al momento non può aspirare a niente di meglio di una tinozza scrostata piena d'acqua gelida. Afferra il sapone e inizia a lavarsi. Vampiri e debellanti, ripete, contro di lui. Lui che ora sa di essere solo, completamente solo. Ora?, si interroga. Forse ha solo scelto di ignorarlo, fino a quel momento. Forse è stato così ipocrita e autoindulgente da illudersi per giorni di potercela fare, di riuscire a sfuggire al meccanismo che vuole stritolarlo, senza amici, senza un coven, senza la protezione del suo dominus.
Piega la testa di lato per sciacquarsi i capelli. La solitudine e la paura possono spingere ad atti altrimenti inspiegabili, questo è vero. Lo stai facendo di nuovo, si redarguisce. Di nuovo sta negando l'evidenza, ma finora è stato facile, finché nell'angolo più nascosto della sua mente è rimasto acceso un pensiero che lo ha scaldato nelle interminabili notti di fuga. Xavier, ammette con un sospiro stanco. Xavier, che è diventato importante, troppo importante, tanto che il dubbio del suo tradimento è bastato a fargli perdere completamente il controllo. Si rialza per strofinarsi con un asciugamani che sa di lavanda e naftalina. La verità è che non ha alcuna prova certa, tranne che il modo in cui Xavier lo aveva approcciato, la sua completa mancanza di soggezione nell'accostarglisi erano stati così irritanti che ora vi riconosce i primi segni di un'attrazione potentissima e pericolosa. E questo gli fa nascere un nuovo interrogativo, se non sia stata tutta una messinscena studiata a posta. Possibile? Che sia questa la ragione per cui Ludwig ha concesso il dono oscuro a un ragazzino senza particolari doti di guerriero o di stratega? Può Ludwig averlo scelto di proposito e istruito a dovere, sfruttando la conoscenza delle sue più intime debolezze? Sacrificando un sodalizio che dura da più di centocinquant'anni per qualche suo fine? Ossì che lo farebbe, decide, se ne valesse la pena. Oppure è anche Xavier una pedina inconsapevole? In fondo, è giovane e inesperto e quel suo vagare per la città senza protezione può essere davvero frutto di una sfrontatezza idiota fin che si vuole, ma non traditrice. E in più, Ludwig lo ha trasformato, è normale che Xavier nutra nei suoi confronti una fiducia e una dedizione assolute.
No, sbotta, gettando l'asciugamani e tornando in camera da letto. Ora basta. Avrebbe dovuto interrogarlo quando ne ha avuto la possibilità. Il pensiero gli strappa un sorriso amaro. Certo, peccato che non sarebbe stato capace di fargli male, confessa ricordandone gli occhi spalancati mentre lo minacciava di ucciderlo se avesse di nuovo incrociato la sua strada. Il cucciolo ha potere su di lui, perciò deve stargli lontano. Ancora più lontano se davvero è incolpevole.
Inizia a vestirsi, stanco di guardarsi le spalle, stanco di scappare, stanco di arrovellarsi su domande senza risposta, e intanto sente la stanchezza sciogliersi in una sensazione nota e benvenuta di rabbia fredda, che lo riporta al qui e ora. Adesso è tempo di ritrovare la concentrazione, perché se è improbabile che possa farcela, vedrà di rendere ai suoi inseguitori il boccone più amaro possibile.
Come risvegliato dai suoi propositi, il telefono cellulare sceglie quel preciso istante per vibrare. È un sms, firmato Cataldo.
18,30 PIAZZA GIORDANO BRUNO
Ottimo, pensa lui, gli appuntapaletti hanno finalmente allentato la presa sulla sua spaventatissima spia. Getta uno sguardo all'ora, ha giusto il tempo di prepararsi.
Si infila un maglione e un paio di pantaloni cargo con tasche abbastanza larghe da nasconderci quattro caricatori, poi va in cucina, siede al tavolo e inizia a occuparsi delle armi. Con gesti lenti e precisi prende a pulire l'anima della canna, la rampa di alimentazione e le guide di scorrimento della sua Glock, quindi procede ad oliarla. Volente o nolente, stanotte Cataldo lo condurrà alla loggia dei debellanti, dove finalmente troverà parte delle risposte che gli servono.
Rimonta l'arma e inizia a strofinarla con una pezza di cotone. Sa che sta per compiere un azzardo, ma è ragionevolmente sicuro di essere l'ultima visita che gli appuntapaletti si aspettano. E poi, aggiunge armando il percussore, ha proprio voglia di ricambiare le tante gentilezze che quei signori hanno usato nei confronti suoi e della sua razza.
Con uguale accuratezza ripete l'operazione sulla Heckler & Koch P30 che è riuscito a procurarsi da un ex poliziotto norvegese strozzato dai debiti. È una buona arma, adatta alla grandezza della sua mano, ma gli manca la sua shirasaya. Era magnifica, utilissima per agire silenziosamente. Pazienza, sospira, infilando la glock sotto la cintura. Vedrà di arrangiarsi.
Finisce di sistemare armi e caricatori, indossa il cappotto e esce dalla casa.
Ha lasciato l'auto sotto un salice, completamente nascosta dalle erbacce che hanno invaso il giardino, arrivando al porticato. Oltrepassa il cancello, torna indietro a richiuderlo, poi guida a fari spenti per un paio di chilometri. È una zona quasi disabitata d'inverno, ma tanto vale essere prudenti.
Inserisce l'indirizzo nel navigatore. Per il luogo dell'appuntamento accorrono altri cinquanta minuti.
Finalmente arriva. Parcheggia a due isolati di distanza, si accende una sigaretta e si avvia con calma.
La piazza è una conca di cemento incassata tra palazzi di una ventina di piani, che hanno conosciuto il proprio splendore almeno due decadi prima, e delimitata da pochi alberi spelacchiati e qualche aiuola malcurata. Dietro un chiosco di giornalaio, un gruppo di ragazzini sta giocando a calcio usando zaini e bottiglie di coca come porte. Qualche passante in età inveisce contro di loro, ma i più li ignorano e procedono per i fatti loro.
Cataldo è appollaiato su una transenna di ferro, una di quelle messe per non far sfrecciare i ciclomotori sui marciapiedi. Ha l'aria meno stanca dell'ultima volta e i vestiti sembrano i suoi. Si guarda spesso intorno, ma per lo più pare interessato alla punta delle proprie scarpe.
Ivan compie un'ampia panoramica circolare, il posto non gli piace, non gli piace per niente. Troppa gente, troppe auto, tre strade da controllare contemporaneamente e la visuale dal palazzo di fronte così buona che basterebbe un cecchino bendato. Andarsene subito sarebbe sicuramente l'idea più saggia. Invece butta la cicca e riprende a camminare. Lanciamo i dadi, pensa. Stavolta andrà fino in fondo, a qualunque costo.
Quando lo vede, Cataldo inspira profondamente e salta giù. Gli va incontro a passetti svelti e nervosi, quasi fosse ansioso di incontrarlo.
Ivan lo lascia avvicinare, anche se ha le mani nelle tasche e odora di adrenalina, e la cosa gli irrigidisce i muscoli.
«Ben trovato Cataldo» lo saluta, nascondendosi dietro un'espressione che spera appaia gentile, mentre la mano gli scivola verso la glock.
«Ciao» risponde quello, incurvando un po' di più le spalle. «Ho pochissimo tempo, devo tornare alla loggia.» Parla velocemente, senza guardarsi intorno. «So perché ti vogliono.»
«Davvero?» fa lui.
«Sì. Ti ricordi? Avevo sentito che eri una specie di arma e ho capito che vuol dire.»
Qualcuno passa loro accanto, qualcuno che saluta Cataldo con una veloce pacca sulla spalla. Sorpreso, il ragazzo si volta e sembra riconoscerlo, perché abbozza una specie di sorriso e tira fuori la mano dalla tasca a fare ciao. Poi torna a rivolgersi verso il vampiro ma non dice più niente, perché Ivan ha visto e ha estratto la pistola.
Cataldo indietreggia schermandosi con le braccia mentre parte il primo colpo e tutto intorno il mondo esplode.
lunedì 19 aprile 2010
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
10 commenti:
..e tutto intorno il mondo espolode mi è piaciuto un sacco. Però ti lascia col desiderio del capitolo 14. Xavier cagna in calore non me lo aspettavo...ora me lo immagino un po' checca.
Anche il risveglio/resurrezione, è l'highlight del capitolo!
Ross
A parte gli appunti già fatti all'autrice sulla sua raccapricciante idea di biologia, è molto bello ;) Cmq Ivan ragiona, sembra tornato in possesso di un paio di coglioni, le motivazioni sono buone. Mi piacciono molto le strategie da noir di Bruce Willis, e altrettanto il povero Catà che proprio non ne becca una. Sì però il 14 più veloce sono d'accordo!!
Invece spero che Ross su Xavier sia ironica, perchè nel cap 12 ancora un po' e gli faceva un pompino attaccandoglisi alle gambe :P
Cercherò di fare in fretta col 14. Parola di lupino.
bellissimo dall'inizio alla fine: la descrizione del risveglio, quella della stanza, l'analisi dei suo comportamento e dei suoi sentimentei... e poi la seconda parte bellissima, mzzafiato...
Finalmente il povero Ivan recupera i suoi coglioni e si distende in un rapporto molto zen con le sue pistole (sulla cui meccanica crediamo a Giusi sulla parola). Bella l'analisi iniziale, davvero molto intensa, bello il suddetto monto e rimonto il fucile in 15 secondi netti e bello il finale che lascia la bavetta per i cervelli splatter, si spera, del 14.
Un appunto, secondo Giusi ci dovrebbe essere il dubbio che Catà sia un pirla o un fine stratega del male...io dubbi non ne ho. E voi? LOL
ricciolineri
Che dire, la febbre ti fa bene, Giusy: questo capitolo è proprio bello! Aspettavo questo lato introspettivo di Ivan, e il rendersi conto di essere lui la vera cagna in calore gli fa onore, così si fa! Confesso che amerei molto uno sguardo al passato di Ivan e Ludwig, al loro rapporto e ai loro trascorsi insieme...uno spin-off??? La solitudine e la rabbia di Ivan l'ho sentita nelle ossa: mi aspetto una strage. Veloce col 14...pliiiis!!!!
le erbacce ed i palazzi decadenti mi han fatto pensare al quartiere francese :) ma è un problema mio che penso che tutti i vamps siano figli del voodoo. comunque ivan che si fa il bagno detro e fuori ci voleva. cataldo è un pirla ma non è che può fare altrimenti. concordo con anna per un'occhiata nel passato di ivan, sarebbe bello e dopo l'introduzione passiamo alla strage :)
eh sono io quella sopra XD
audaco
No, mo si fa la strage. Poi, mentre Ivan e Cataldo fuggono, ci sarà tempo anche per il passato. Condivido anche io, il capitolo ha un bel ritmo: comincia piano, quasi che stesse ancora sbadigliando e poi aumenta la velocità. Brava. Una cosa: "Qualche passante in età gli inveisce contro" va modificato: inveisce loro contro (o anche una forma meno arzigogolata). Un'ultima cosa: se i vampiri non sognano, allora non hanno l'inconscio. Se non hanno l'inconscio allora sono tutti pazzi: o no?
Certo che sono pazzi. Non si era capito? :D
Posta un commento